30/05/2017

La leggenda degli gnomi nell'alto Monferrato

Guardare, spesso, è anche questione di scelte: possiamo vedere la realtà, osservarla con occhio più o meno sensibile ai dettagli rivelatori, alle sfumature; volendo, però, ci è concesso scrutare con l’immaginazione uno stesso paesaggio, così come lo fermerebbe una foto, ma tramutato dall’aggiunta di tinte e particolari da fiaba.

Proprio questo accade seguendo la pista di una leggenda che ci conduce a Bandita di Cassinelle, dove la dolcezza della campagna si adombra, a tratti, in chiusi clivi boscosi, per alternarsi ad ampiezze assolate e silenzi quasi montani.

Come in un libro dei fratelli Grimm, qui, si racconta, alla vita di ogni giorno condotta da contadini e artigiani scorreva parallela l’esistenza di un piccolo popolo di gnomi, esseri bassi, sgraziati nell’aspetto e alquanto suscettibili nel carattere.

gnomi

Gli “Sgarbazoi” o “Sbarturiot” , abitanti di una misteriosa grotta, a loro agio tra boschi e rovi, eppure pronti ad avvicinarsi alle case per portare a termine un loro intento, erano al centro di non pochi aneddoti, che li dipingevano a volte benevoli e generosi, altre dispettosi e vendicativi.

Chi si mostrava tollerante verso la loro ghiottoneria, ad esempio, e chiudeva un occhio di fronte al furto di un po’ di farina o di qualche dolciume, riceveva misterioso aiuto nelle faccende, proprio come il povero calzolaio di una celebre fiaba. Gli gnomi- e le loro compagne- sapevano ricompensare i loro amici, rigovernando le stalle, procurando fieno o legna, cucendo o cardando la lana. Mostravano anche benevolenza verso le persone gentili e sfortunate, aiutandole quando una bestia si smarriva o in casa capitava  un guaio. La loro personalità poco malleabile, tuttavia, emergeva facilmente: chi parlava male degli esserini della grotta, o, somma spudoratezza, cercava di spiarne le faccende, subiva dispetti, non trovava più gli oggetti, constatava il saccheggio della dispensa o la rottura delle suppellettili in cucina.

Per completare il quadro fiabesco, manca solo un grande segreto da custodire: e, infatti, la fenditura nella roccia non dava solo accesso  a una dimora sotterranea, perché lì, si narrava, stava anche un tesoro nascosto. Quale tesoro? Un bottino di guerra sottratto ai soldati napoleonici, ricchezze che i briganti avevano rubato a viaggiatori sulle strade vicine per poi perderle a loro volta, o forse gioielli e monete antichissime, comunque ben sorvegliate da guardiani piccini, eppure spaventati da una cosa sola: gli specchi e le superfici riflettenti, capaci di rimandare la loro stessa goffa immagine.

Le favole hanno bisogno di silenzio…forse, tra gli alberi più fitti, qualcuno può immaginarsi giocosamente osservato, o sente ancora passetti furtivi, risatine, sbuffi.   

Si ringrazia Patrizia Ferrando per aver messo a disposizione del Distretto del Novese il racconto soprascritto.

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