La commercializzazione del vino novello italiano, quest’anno è partita dalla mezzanotte e un minuto di martedì 30 ottobre, giorno del “deblocage“, anche se la tradizione vuole che l’apertura del vino novello si festeggi a San Martino,  l’11 novembre giorno in cui da sempre i contadini chiudono e fanno il bilancio di un anno di lavoro. Non a caso tra gli abbinamenti spiccano soprattutto le caldarroste.

Questo vino leggero e con bouquet aromatico, il“vino da bere giovane” deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione trattato già nel lontano 1861 dal famoso scienziato francese Louis Pasteur e successivamente perfezionato intorno alla metà del secolo scorso dal ricercatore francese Michel Flanzy, sperimentando la conservazione dei grappoli in un ambiente saturo di anidride carbonica. Lo scienziato si accorse di aver ottenuto involontariamente, un mosto piacevolmente profumato.

La produzione del vino novello in Italia è iniziata verso la metà degli anni ’70, dopo che in Francia, considerata la madre dei novelli, i vignaioli francesi della zona di produzione del Beaoujolais, per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale. Il vino novello Made in Italy basato invece su uve Dop e Igp ha quindi registrato lungo la Penisola una rapida espansione toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa per poi scendere progressivamente sino ai circa 2 milioni attuali.