Quando si legge la leggenda del gatto sacro di Birmania si rimane sorpresi dai riferimenti precisi al castello di Francavilla Bisio e alla sua Contessa  Elisabetta Guasco Giriodi Panissera.

Vi proponiamo un piccolo estratto di quanto Marcel Reney ha raccontato nel suo libro “Les amis des chats

“Da quando vidi la bellissima fotografia di Dieu d’Arakan fatta da un giornalista ad una mostra parigina rimasi soggiogato da una specie di magico incantesimo che ancora mi avvince. I gatti Sacri di Birmania più dei Siamesi e più dei Persiani esercitano un singolare fascino al quale nessuno sfugge. I loro occhi carezzevoli e dolci, la strana bellezza del colore del loro manto ma soprattutto la loro personalità così accattivante rende questi amici differenti da tutti gli altri gatti. Per ben quindici anni mi sono dedicato alla scoperta ed alla chiarificazione del mistero della loro origine… Posso ora fare una sintesi di ciò che conosco circa l’argomento, ma avvertendo i miei amabili lettori che la loro sete per lo sconosciuto verrà soltanto incrementata.

Sicuramente il miliardario americano Vanderbilt durante una crociera in Oriente riuscì ad acquistare a caro prezzo una coppia di Birmani senza dubbio rubati al tempio di Lao-Tsun da un inserviente infedele. Questa coppia fu data ad una certa Signora Thadde Hadisch, ma il maschio morì accidentalmente sulla nave e la femmina, Sita, fortunatamente gravida, diede alla luce a Nizza ad una cucciolata nella quale vi era una femmina perfetta Poupée.
Youmand affermò nel 1933 in uno dei suoi articoli che Poupée non potendo essere coperta da un maschio della sua razza fu coperta da un gatto di razza “Lince del Laos” di proprietà di un medico di Nizza. Questo tipo di gatto dagli occhi color blu scuro, somiglia al Siamese. Il connubio produsse degli incroci Birmani e Laotiani e attraverso successivi incroci nacque un esemplare perfetto: Manou de Madalpour le cui marche somigliavano a quelle della madre Poupée. Successivamente il più informato Baudoin scrisse (1933): “…questa femmina fu allora coperta da un maschio siamese battezzato per la circostanza gatto laotiano”… Baudoin, dopo aver tentato l’allevamento dei Birmani affermando che era facile, vi rinunciò nel 1935, anno in cui vendette alla Principessa di Hohenloe per circa trentamila franchi francesi dell’epoca, uno splendido maschio che si guadagnò l’ammirazione del pubblico francese ed estero, Dieu d’Arakan, oltre a circa cinque o sei maschi e femmine che ancora possedeva. In Svizzera ed in Belgio alcuni amatori cominciarono ad interessarsi di questo gatto senza peraltro riuscire a continuare l’allevamento della razza. In Francia due o tre allevatori possedevano ancora all’inizio del 1940 alcuni ibridi di Birmano con guanti scadenti.
I gatti della Principessa Ratibor ebbero alcune disavventure; affidati al Duca d’Aosta non se ne seppe più nulla per un certo tempo. Fu una sua cugina, la Contessa Giriodi Panissera, che riuscì finalmente a venirne in possesso. Nell’autunno del 1936 ebbi l’onore di essere ospite nel castello di Francavilla Bisio (ndr. in Piemonte, nei pressi di Novi Ligure), e di vedere da vicino i risultati ottenuti grazie alla capacità e alla pazienza della gentile proprietaria. Oltre a Dieu d’Arakan e a Reine de Rangoon, vi erano altri 17 gatti e fra i 14 cuccioli ve n’erano alcuni molto promettenti.
Cosa avvenne di questa bella collezione di gatti che io definirei i più belli del mondo? Dal 1940 in poi non ebbi nessun’altra notizia da Francavilla e mi rimane come sola consolazione il ricordo del grande cortile del castello nel quale i miei cari amici guantati saltellavano sotto lo sguardo compiaciuto della proprietaria.”

Foto castello di Francavilla Bisio by Barbara Gramolotti