Don Emanuele Levrero, fu parroco  di Carrosio dal 1976 al 1999, ma prima per oltre trent’anni della chiesa di San Bartolomeo del Fossato a Sampierdarena. In quel  periodo salvò la vita a numerosi ebrei, ricercati dai nazisti per essere inviati ai campi di concentramento. Ospitò tra gli altri in canonica, una famiglia di ebrei belgi, i Lempel, inviati dalla Curia genovese presso la sua parrocchia, rischiando spesso la sua stessa vita, sia per il concreto rischio di essere scoperto, sia perchè durante i bombardamenti, rimaneva con loro, rinunciando a mettersi al sicuro presso la galleria, il rifugio degli abitanti della zona. E proprio come fanno gli eroi quelli veri, fu da sempre schivo e riservato,  mai parlò di questi episodi, scoperti quando oramai in tarda età si trovava in provincia di Alessandria, nella parrocchia di Carrosio. In paese, c’è chi immaginava che avesse compiuto qualcosa di straordinario durante la guerra perché, dall’anno del suo arrivo in Val Lemme, riceveva visite da persone che arrivavano con auto con targa straniera. Persone sconosciute dai locali che spesso salutavano don Emanuele con le lacrime agli occhi.

Poi nel 2007 in Comune arrivò una lettera di Michel Lemper,  il quale chiedeva notizie di don Levrero. Lemper era quel bambino che insieme ai suoi genitori, fu salvato da don Emanuele. Lui e la sua famiglia ottennero ospitalità e documenti per l’espatrio proprio nella parrocchia di don Emanuele. Finita la guerra il sacerdote era rimasto in contatto con Lemper, che aveva rivisto prima a Genova e poi a Carrosio. Nella lettera l’uomo informava il comune di Carrosio di aver iniziato la pratica per far riconoscere don Emanuele fra i ‘Giusti tra le nazioni’.