Duecentocinquanta anni fa, nacque ad Ajaccio, in Corsica, il 15 agosto del 1769, Napoleone Bonaparte, il condottiero che cambiò le sorti della Francia e della Storia d’Europa.

Uno dei segni distintivi dell’abbigliamento di Napoleone, è stato senza dubbio il cappello bicorno, detto anche feluca, che portava parallelamente alle spalle anziché perpendicolarmente come i suoi generali, così da essere sempre riconoscibile in battaglia. Pare, per il tempo in cui rimase al potere (1799-1815), ne avesse posseduti 120: in uso 12 alla volta, ognuno durava circa tre anni e ogni anno ne comprava quattro nuovi, che venivano inizialmente portati dai valletti, i suoi camerieri personali, per ammorbidirli. Ad oggi ne sono rimasti circa una ventina, custoditi in gran parte nei musei.

Nell’estate del 1805, durante i viaggi di andata da Milano a Genova (giugno), e il successivo ritorno (luglio) passò da Gavi. Da documentazione ritrovata è certo che i Gaviesi gli offrirono un banchetto in entrambe le occasioni, nel palazzo più grande della città, l’unico in grado di ospitare Napoleone appena incoronato Re d’Italia, con tanto di corte al seguito: Palazzo Serra, che all’epoca aveva l’ingresso nell’attuale via Mameli (oggi l’antico atrio è occupato dai locali di una farmacia). Il palazzo prescelto era però vuoto da tempo, il che costrinse gli organizzatori dei due banchetti a chiedere in prestito i mobili alle famiglie abbienti di Gavi. Napoleone pare che abbia visitato il Forte di Gavi, unico lembo di territorio italiano rimasto ininterrottamente sotto il controllo francese dal 1797 al 1814. Il resto dell’Italia, complice anche l’esito della Battaglia di Novi (15 agosto 1799), era stato riconquistato dagli Austriaci prima che il grande condottiero, con la vittoria di Marengo (1800), non ribaltasse la situazione.

La tradizione popolare tramanda il fatto che Napoleone abbia trovato conforto e riposo in una delle camere del Castello di San Cristoforo, in quei tumultuosi momenti che precedettero la Battaglia di Marengo. Pare che, dopo la notte trascorsa al maniero, nei concitati attimi della partenza, abbia dimenticato il proprio cappello ed alcuni altri effetti personali, su di un inginocchiatoio posto accanto al suo letto. Questi cimeli rimasero per molto tempo in quella stanza (che da allora viene detta “la camera di Napoleone”), fino al giorno in cui un accidentale, piccolo incendio li distrusse, unitamente ad una parte delle suppellettili presenti nell’ambiente.

Sulle tracce dei Cappelli di Bonaparte segnaliamo che:

  • tutti i cappelli di Napoleone vennero confezionati dal cappelliere Poupard e il più antico di quelli conservati sino a noi, portato alla battaglia di Marengo, si trova conservato al Musée de l’Armée di Parigi.
  • il 15 giugno del 2012, a San CrIstoforo, nella Casa Lunga, si è svolta la presentazione del libro “Il Cappello di Napoleone” di Alessandra Ferrari e Graziella Gaballo.
  • il 14 giugno 2018 uno dei cappelli di Napoleone, raccolto sul campo di Waterloo, in Belgio, è venduto all’asta a Lione, in Francia, per 350 mila euro ad un anonimo collezionista privato europeo.
Il cappello di Napoleone raccolto sul campo di Waterloo, in Belgio, e venduto all’asta a Lione, in Francia, 14 giugno 2018
(JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP/Getty Images)

 

Si ringrazia Andrea Scotto per l’aiuto nella ricerca storica.