Il Forte di Gavi, come tutte le fortezze, aveva il problema di come custodire la polvere da sparo senza rischiare che un fulmine, o un colpo di artiglieria, facendola saltare in aria, compromettesse la struttura della fortezza e la sopravvivenza della guarnigione.

Nel 1718 l’architetto Pietro Morettini, svizzero, progetta una nuova polveriera all’interno del bastione della Mezzaluna, più vicino all’abitato, interrata, concepita come un moderno bunker, e realizzata come un modellino in mattoncini lego in cui tutte le pietre sono marcate con segni fatti dai lapicidi, utili al montaggio in tempi rapidissimi di una struttura già pre-assemblata all’esterno del Forte. Questo perché, per evitare problemi, era d’obbligo lavorare all’interno del Forte il minor tempo possibile.

Sembrava la soluzione migliore, ma purtroppo a pochi metri, al di là della roccia, si trovava una delle principali cisterne che raccoglievano acqua piovana da usare come scorta per gli assedi: da quella parete l’umidità penetrava, rendendo la polvere inefficace. Si tentò di evitare questo problema scavando una trincea intorno alla struttura, per far circolare aria in modo che  l’umidità asciugasse; vennero realizzate scaffalature in legno per tenere sollevati dal pavimenti i barili: nulla funzionò.

Forte di Gavi: polveriera del Morettini

Alla fine, la polvere da sparo fu trasferita nella parte alta del Forte, e la polveriera del Morettini, la “santabarbara” del Forte di Gavi, perse la sua funzione d’uso: forse, è proprio per questo che si è salvata ed è ancora visitabile.

Curiosità: perchè le polveriere sono dette “santabarbara”?

Santa Barbara, che si festeggia il 4 dicembre, è la protettrice dei fedeli dai pericoli del fuoco, dai fulmini e dalle morte violente. Martire di Nicodemia, fu uccisa da suo padre, ucciso a sua volta subito dopo da un fulmine.

Quando con l’invenzione della polvere da sparo, sulle navi da guerra cariche di armi vennero allestiti dei depositi, il rischio di attacchi nemici e di esplosioni era alto per questo in ogni deposito veniva affissa l’immagine della Santa protettrice.

Ancora oggi i depositi di armi sono comunemente chiamati “SantaBarbara”, come per scongiurare, per intercessione divina, il pericolo di esplosioni.


Si ringrazia l’associazione Amici del Forte e in particolare Andrea Scotto per le informazioni sul Forte di Gavi.